Rina 80 Rina 80

 

Il Comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà debba conformarsi.

Chiamiamo Comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.     Karl Marx

 

Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza; organizzatevi, perché abbiamo bisogno di tutta la vostra forza.
Quello che accade, non accade perché una minoranza vuole che accada quanto piuttosto perché la gran parte dei cittadini ha rinunciato alle sue responsabilità e ha lasciato che le cose accadessero.     
Antonio Gramsci

 

 

 

CIRCOLO "O. MUZZANA" Via Nikolajevka 5 20152 milano   circolomuzzana@gmail.com

 

IN PRIMO PIANO

"Uniti, per costruire la sinistra alternativa"

bus12

di Tonino Bucci
C'è chi parla di «riscatto», di «fine di un incubo durato quattro anni». Quarantamila persone hanno sfilato ieri a Roma per la manifestazione nazionale della Fds contro l'abolizione dell'articolo 18. Sono il segnale di un'insofferenza per il governo Monti che cova nella società italiana, ma senza trovare un'adeguata rappresentazione nel dibattito pubblico e nei media. Un evento politico che con buone ragioni si può interpretare come il ritorno dei comunisti sulla scena pubblica.

"Ferrero: cerchiamo l'unità tra gli anti-Monti"

 

paoloferrerointervista di Daniela Preziosi
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Segretario Ferrero, molti leggono nel voto nei comuni un voto contro Monti. Se così fosse la manifestazione di sabato 12, indetta dalla Federazione della sinistra contro il governo, dovrebbe essere sterminata.
Magari fosse così semplice. Certo è che il voto boccia nettamente la politica di Monti. In altri paesi d'Europa la protesta ha preso la strada della sinistra. In Italia il senso comune è stato spostato dai mass media dalla speculazione al debito, e dal debito ai costi della politica. E quindi il grosso del voto di protesta è finito sulle liste di Grillo. Ma senza dubbio ha perso Monti e le forze che lo sostengono.

La crisi e la sinistra

marxpop

di Alberto Burgio

Si ha più che mai, di questi tempi, l'impressione che avesse ragione Antonio Gramsci nell'indicare nella «concezione fatalistica e meccanica della storia» un preciso sintomo di scarsa autonomia intellettuale. Oggi, di fronte alla drammaticità della crisi e alle preoccupazioni che essa genera, la «pigrizia fatalistica» (sempre Gramsci) domina. Prevale la tendenza a credere che quanto accade sia effetto di forze superiori e incoercibili, il verdetto di un destino avverso.

In ricordo di Peppino Impastato, il rivoluzionario

 

impastato

di Vincenzo Fatigati
5 gennaio 1948 - 9 Maggio 1978, Cinisi (PA).
"Appartiene al tuo sorriso
l'ansia dell'uomo che muore,
al suo sguardo confuso
chiede un po' d'attenzione,
alle sue labbra di rosso corallo
un ingenuo abbandono,
vuol sentire sul petto
il suo respiro affannoso:
è un uomo che muore".
P. Impastato

Bloccare il fiscal compact e unire la sinistra

 

 di Paolo Ferrero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi hanno aperto la strada alla sconfitta di Sarkozy ed alla vittoria di Hollande. Si tratta di un risultato positivo ma se si trattasse solo di questo non sarebbe un grande risultato. Quante volte in Europa la guida dei governi è passata dalla destra al centro sinistra e ai socialisti senza che cambiasse poi molto? Il risultato francese è quindi reso importante dall'affermazione del Front de Gauche guidato da Melenchon, perché l'affermazione della sinistra, su una piattaforma totalmente alternativa alle politiche neoliberiste, è il vero dato qualificante.

 Leggi tutto

Pensioni: piu’ della meta’ sono inferiori a mille euro

120427pensioniIl dato emerge dalla rilevazione condotta dall’Istat insieme all’Inps. Per 2,4 milioni di pensionati, addirittura, non si arriva a 500 euro. Le donne sono le più penalizzate.
Nel 2010 la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche, pari a 258,477 miliardi di euro, è aumentata dell’1,9% rispetto all’anno precedente; in diminuzione, invece, risulta la sua incidenza sul Pil pari al 16,64% a fronte di un valore di 16,69% registrato nel 2009. E’ quanto emerge dalle rilevazioni annuali sui trattamenti pensionistici e sui loro beneficiari condotte dall’Istat e dall’Istituto nazionale della previdenza sociale. Le pensioni di vecchiaia assorbono il 71% della spesa pensionistica totale, quelle ai superstiti il 14,9%, quelle di invalidità il 4,5%; le pensioni assistenziali pesano per il 7,9% e le indennitarie per l’1,7%. E se il 47,9% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% va alle regioni del Centro ed il restante 31,6% nel Mezzogiorno. Secondo l’Istat i pensionati sono 16,7 milioni e percepiscono, in media, 15.471 euro all’anno: il 14,4% , circa 2,4 milioni, riceve meno di 500 euro mensili; il 31%, 5,2 milioni di individui, tra i 500 e 1.000 euro, il 23,5% tra 1.000 e 1.500 e il restante 31,1% più di 1.500 euro.

"Bisogna restaurare l’odio di classe. Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare. “Loro” sono i capitalisti, “noi” siamo i proletari del mondo d’oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma «tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c’è un capitalista che sfrutta il suo lavoro.

A me sta a cuore un punto. Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato. Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione. E’ il segreto di pulcinella: il proletariato esiste. E’ un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza.

Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare. Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto? Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale.

E’ importante riaffermare l’esistenza del proletariato. Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati. Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni".
 
edoardo sanguineti
poeta genovese

ARRESTI GUBBIO: PRC, FIDUCIA IN MAGISTRATURA, NOI PARTE LESA

goracciA seguito dei provvedimenti di custodia cautelare che hanno riguardato esponenti politici eugubini, il Partito della Rifondazione Comunista e il Gruppo Consiliare Regionale PRC-FdS ribadiscono, come sempre fatto in questi mesi, la loro totale fiducia nella magistratura. Ricordiamo come gli organismi del partito insieme al gruppo consiliare regionale avevano disposto, già lo scorso 5 novembre, subito dopo la semplice informazione di garanzia rivolta a Orfeo Goracci e Maria Cristina Ercoli, e dati i reati che allora venivano contestati, la sospensione degli stessi dal partito e la richiesta di dimissioni dalle cariche istituzionali ricoperte.

Leggi tutto...

Monti, conservatore sei tu

Lidia Menapace

120205menapaceVorrei intervenire sul conservatorismo che Sacconi, Marchionne e Monti deprecano, per battersi -come dicono- per la novità, la modernità, il cambiamento. Anche il fascismo -ricordiamolo- chiamò rivoluzione una restaurazione e reazione delle più feroci accompagnata però da momenti di "modernizzazione". Credo infatti che il cavallo di Troia per fare un'operazione reazionaria sia proprio la modernità.
Sacconi accusava di conservatorismo i sindacati agenti del conflitto sociale, e chiamava la sua proposta di arbitrato obbligatorio una modernizzazione: in verità l'arbitrato obbligatorio è una nota caratteristica dell'ordinamento corporativo, non sindacale, del conflitto sociale e la forma di gestione corporativa di esso ha un nome storicamente determinato: Feudalesimo, quando dalla schiavitù si passa alla semilibertà della servitù della gleba. Non so se mai qualcuno abbia rimproverato i servi della gleba di essere conservatori, se non volevano diventare Lanzichenecchi (la mobilità in uscita, allora "moderna").

Leggi tutto...

Sei della FIOM? Fuori dalla fabbrica!

Massimo Franchi

landiniRappresentanti per la sicurezza a cui è impedito controllare i luoghi degli incidenti sul lavoro, soppressione delle trattenute sindacali nonostante sentenze favorevoli della Cassazione, assemblee sindacali tenute fuori dai cancelli, lavoratori ed ex delegati controllati e minacciati dalla sicurezza aziendale. La serie infinita di discriminazioni subite dalla Fiom nelle fabbriche Fiat è senza precedenti nella storia della democrazia italiana e riporta alla memoria i reparti confino degli anni ‘50. Una discriminazione però che viene da lontano. «A decorrere dal 31 dicembre 2011 verrà meno per gli associati alla Fiom la base attributiva dei diritti sindacali», scriveva Raffaele De Luca Tamajo con anni di anticipo. Non si tratta di un mago,madiuno degli avvocati della Fiat. In un articolo su “Argomenti di Diritto del Lavoro” del 2010 annunciava già l’espulsione dei metallurgici della Cgil da tutte le fabbriche del gruppo Fiat in Italia, cancellando qualunque diritto agli 11mila iscritti su 86mila dipendenti.

Leggi tutto...

In Fiat siamo allo squadrismo antisindacale

di Roberta Fantozzi

111216fantozzi«Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l'accordo, l'impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l'insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell'equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente». Cominciava così l'appello promosso ormai quasi un anno fa da Micromega dopo la firma del diktat di Marchionne a Mirafiori. Le poche righe di quell'appello vanno ricordate per due motivi. Il primo sta nella nettezza del giudizio espresso: la cancellazione dei sindacati che non firmano è l'equivalente funzionale dello squadrismo fascista contro le sedi sindacali.

  Leggi tutto...

Paolo Ferrero
Parte il governo Monti. Nello stile e nei toni diversissimo dal governo Berlusconi. Nei contenuti no. Il programma presentato alle camere è integralmente neoliberista. Fin nelle virgole. E' la prosecuzione, radicalizzata dalle richieste europee, delle politiche già messe in atto da Berlusconi e Sacconi, confermate per intero. Dalle privatizzazioni alle liberalizzazioni passando per il taglio della spesa pubblica, la manomissione delle pensioni e di cosa rimane del mercato del lavoro, fino alla reintroduzione dell'Ici sulla prima casa. Il tutto ovviamente senza dire una parola sulle rendite finanziarie, sulle cause della speculazione, sulle sciagurate politiche europee, che - al contrario - sono per il governo da applicare sotto dettatura.

Ecco il percorso di guerra che porta alla Terza
Repubblica
 

Giovanni Russo Spena
L'uscita dal ventennio berlusconiano sta suscitando, mi pare, una soddisfazione popolare contenuta ma anche giustamente sospettosa. Vi è coscienza diffusa, infatti, che il governo Monti, che probabilmente nascerà, vivrebbe nel pendolo fra qualche forma di patrimoniale da un lato ma soprattutto una pessima controriforma delle pensioni e una privatizzazione dei servizi locali come campo diretto di profitto dall'altro. Per non parlare dell'attacco forsennato al pubblico impiego e ai diritti del lavoro.
La Bce, Obama, la Merkel, il presidente Napolitano stanno tracciando, ora dopo ora, il percorso di guerra che porta alla Terza Repubblica. Ma "guerre umanitarie" non esistono. Ogni guerra produce macerie e precedenti infausti, che ci condizioneranno per anni. E' per questo che lavoriamo per una mobilitazione di tutta la sinistra alternativa, politica, sociale, sindacale anche attraverso un rapido passaggio elettorale. Se il polo della sinistra alternativa non si costruirà in questi giorni, organizzando conflitto sociale e con un punto di vista programmatico radicalmente anticapitalista alternativo ai diktat della Bce, ripartiremo, tra quindici mesi, da posizioni molto più arretrate.
Stanno mutando, infatti, molto rapidamente, anche gli equilibri fra partiti e quelli interni ai partiti: ciò concerne la segreteria Bersani all'interno del Pd, ma, per quel che ci riguarda, chiama in causa direttamente tutte le forze del centrosinistra, della sinistra alternativa e comunista. E non può non riguardare la discussione interna ai movimenti organizzati: sto pensando al comitato "No debito", che ha assunto, da mesi, una posizione che condivido; ma sto pensando anche al dibattito interno ad "Uniti per l'alternativa".
Il patto di consultazione che proponiamo fra le forze di opposizione al governo della Bce, non può che partire dall'organizzazione di un ampio movimento di massa. Il governo che si sta formando sancisce, infatti, anche la fine dell'autonomia della politica. Le istituzioni italiane si affidano, completamente, al sistema di governo economico europeo. La borghesia finanziaria sceglie l'autorappresentazione istituzionale: Papademos in Grecia, Monti in Italia; e, statene certi, non finisce qui.
Per riuscirvi, mobilita tutto l'arredo emergenzialista possibile, creando una situazione istituzionale da "stato di eccezione"; anche stampa e televisioni di centrosinistra sono in larga parte "embedded", cioè truppe mobilitate in maniera militare.
3
Liberazione 13/11/2011

grsdi Giovanni Russo Spena

Il ricambio, anche anagrafico, di un gruppo dirigente di un partito di sinistra è impresa ardua; da affrontare con paziente e saggia sobrietà; anche con rotture, se necessario. Ma tutto ciò che tocca Matteo Renzi diventa fatua arroganza; sotto il vestito niente, se non un pasticciato disegno ultraliberista e anche reazionario; lotta di classe, ma dal punto di vista del padrone, in una fase di crisi organica del capitale. Alla ricerca indispensabile oggi per ricostruire una soggettività organizzata popolare Renzi sostituisce disordinati spezzoni tematici del "partito borghese". E' il ragazzo di bottega di Marchionne e di Montezemolo. E' anche lui frutto, purtroppo, di una sinistra che non c'è più. E' la punta estrema dell'esaltazione tecnologica mediatica della comunicazione del nulla; ma funzionale ad una duplice pericolosa operazione.

Leggi tutto...

Emilio Molinari: «Privatizzare non aiuta il Paese, il governo viola la Costituzione»

pubblicata alle ore:17.00

 

Intervista alll'ex presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull'Acqua
«Quello che più mi preoccupa è che da due e mesi e mezzo il referendum - acclamato da molti politici, dopo la vittoria del Sì, come la grande novità degli ultimi trent’anni - sia finito nel silenzio più totale. Di questo silenzio ne ha approfittato il governo per inserire nella manovra due articoli, il 4 e il 5, che liquidano il primo quesito del referendum, reintroducendo la privatizzazione dei servizi pubblici locali prevista dalla legge Ronchi, tranne che per l’acqua. E tuttavia la previsione di incentivi per i Comuni che privatizzano mette a rischio anche l’acqua. Perchè con i tagli previsti dalla manovra, molti sindaci saranno tentati dalla “mancetta” che gli offre il governo.

EXPO e accordo di programma: la sinistra coerente ha detto no

 

La Sinistra per Pisapia, la Federazione della Sinistra, ha votato no all'accordo di programma per l'Expo. Un voto trasparente, coerente con la volontà di cambiamento espresso dagli elettori, onesto nei confronti della coalizione e del sindaco Pisapia. Un voto solitario, ma che ha riscontrato i tanti consensi a "bocca cucita" e sofferenze, anche nelle dichiarazioni di voto di molti consiglieri di maggioranza e siamo convinti anche del sindaco. Un voto in linea con la necessità di cambiare anche modo di fare politica della sinistra unendo le promesse ai fatti.

Basilio Rizzo e Anita Sonego a nome della Sinistra per Pisapia e Federazione della Sinistra, hanno così sinstetizzato il nostro voto: "Non è un provvedimento nello spirito del vento che cambia, ma figlio insopportabile della bonaccia della continuità è sbagliato e non si può cambiare idea. Vi affidiamo la nostra indignazione come promemoria e confidiamo che ne farete buon uso. Oggi non votiamo solo l’Accordo ma legalizziamo una stangata che porterà da 21 a oltre 100 milion il valore dei terreni di proprietà della Fondazione Fiera e dei Cabassi.» Un voto convinto e un sì invece, alla mozione unitaria di tutta la coalizione, per una nuova ripartenza, con attenzione alle volumetrie e alle aree verdi. Si poteva fare di più e si doveva fare di più. Il vento che cambia non si è rafforzato dal voto di ieri in consiglio comunale, ma siamo certi che ora si deve fare il possibile e l'impossibile per migliorare l'Expo.

Siamo a un bivio: o svolta vera o "rivoluzione passiva"

di Giovanni Russo Spena

Vi è una grande confusione sotto il cielo della politica; ma la situazione non mi appare affatto eccellente. Stiamo vivendo, infatti, un paradosso che da giorni il nostro giornale illustra. I risultati delle elezioni amministrative, dei referendum, il conflitto sociale e territoriale diffuso alludono ad un cambiamento di fase, alla partecipazione popolare come fuoriuscita dal disincanto del popolo di sinistra, ad una volontà di ricostruzione di una società organizzata democraticamente e autogestita. Vi è una consapevole e, a volte, inconsapevole rimessa in discussione del dogma neoliberista; vi è, cioè, un mutamento profondo dello spirito pubblico. Eppure dal parlamento arrivano, da parte del centrosinistra, solo risposte centriste. Mentre il regime naufraga in quello che Pasquale Voza ha chiamato, sul nostro giornale, “sovversivismo delinquenziale”, le sinistre allontanano da sè stesse il compito di ricostruire l’alternativa, rinchiudendosi in nicchie centriste.
[leggi tutto]

"Manca il voto dei lavoratori. Non è questa la linea CGIL"


intervista a Maurizio Landini


di Fabio Sebastiani

Il testo dell'accordo con Confindutria solleva molti dubbi. In particolare sul voto dei lavoratori...
Non c'è. E non è previsto che gli accordi per arrivare alla firma debbano essere sottoposti al voto. Il punto, poi, è demandato alle organizzazioni sindacali e non assunto dalle controparti. Vorrei far notare che la soglia del "50% più uno" è un arretramento per la Cgil perchè da sempre la confederazione ha sostenuto, e sostiene, che il voto dei lavoratori sugli accordi è decisivo. Questa intesa in realtà non è in grado di dire che non ci saranno più gli accordi separati. 

 

[leggi tutto]

Il testo dell'accordo

ALTRE NOTIZIE

«A Sel dico: referendum su legge 30 Così costruiamo una sinistra forte»

 

 

                                          di Daniela Preziosi

 Segretario Paolo Ferrero, Vendola ha chiesto al Pd di cancellare la legge 30. Siete d'accordo?

Altroché, ma propongo a Vendola un passo concreto: un referendum per cancellarla. Ci sta? Partiamo subito con la raccolta firme. Noi siamo anche d'accordo con i quesiti proposti da Passigli che scardinano il bipolarismo. Perché a mio parere il vero limite della proposta di Sel sta qui. D'accordissimo sulle primarie su candidato e programma. Ma non bastano per costruire l'alternativa. Obama si ritrova un bel po' di parlamentari indisponibili a rompere i rapporti con gli interessi forti. Allo stesso Pisapia, per venire a casa nostra, il bipolarismo fatalmente determina una convergenza al centro. Nello schema milanese, quello delle primarie che piace a Sel, finisce che il centro viene recuperato in giunta, e la sinistra fatta fuori.

 
[leggi tutto]

Paolo Ferrero

Una grande vittoria non solo contro Berlusconi ma contro Il neoliberismo e le privatizzazioni praticate in questi vent'anni dal centro destra e dal centro sinistra. Dal referendum nasce una domanda di alternativa fondata sul protagonismo dei comitati, delle associazioni e della partecipazione popolare. Proponiamo di consolidare questo risultato dando vita a una costituente dei beni comuni che raggruppi comitati, movimenti, associazioni e partiti che vogliono uscire dal neoliberismo e costruire il futuro mettendo al centro i beni comuni.
 
[leggi tutto]


"Futuro, lavoro, dignità" Rifondazione rilancia

 
di Stefano Galieni

Le proposte che Rifondazione Comunista intende mettere in campo nei prossimi mesi per caratterizzare il proprio ruolo e indicare i primi passi per una fuoriuscita da sinistra dalla crisi, sono state ieri approvate col voto unanime dei presenti alla riunione della direzione nazionale. Un dibattito che è servito a sciogliere perplessità emerse nella precedente direzione necessario, come ha ricordato nelle conclusioni Paolo Ferrero, per definire come un partito che è fuori dal parlamento può provare ad influenzare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori rompendo anche il senso di impotenza in cui ci si ritrova. Un titolo, ancora da affinare che individua alcune proposte immediate "Futuro, lavoro, dignità, per le ragazze e i ragazzi, le donne e gli uomini in ogni età della vita". Hanno trovato larga condivisione 5 binomi chiave, che contengono i problemi da affrontare e le risorse per risolverli. "In primis" il sostegno al reddito attraverso una politica fiscale, il reddito sociale per i disoccupati e gli inoccupati, garantendo le cure ai non autosufficienti. Una misura attuabile attraverso una lotta all'evasione fiscale ed una tassa patrimoniale al di sopra degli 800 mila euro. Affrontare la disoccupazione creando buoni posti di lavoro (riconversione ecologica, messa in sicurezza, riassetto idrogeologico, potenziamento del trasporto pubblico locale) con un taglio alle grandi opere inutili e dannose.

[leggi tutto]

 

Sezioni aperte e intellettuale collettivo la lezione del Pci
 
di Guido Liguori

Il 21 gennaio 1921 - novanta anni fa - nasceva a Livorno il Pci. Nasceva da una rottura con la tradizione riformista e per impulso dell'Internazionale, sulla scia lunga dell'Ottobre, nonostante l'avanzare del fascismo e dopo la grave sconfitta subita dalla classe operaia italiana nel biennio precedente. Persisteva in molti la certezza di un'ondata rivoluzionaria destinata presto a sommergere l'Europa. La previsione si rivelò errata.
Dopo pochi anni di direzione bordighiana iniziò ad affermarsi nel partito un nuovo orientamento, a opera di Gramsci. Domani, 22 gennaio, ricorrono i 120 anni dalla nascita di Antonio Gramsci. Non bisogna sovrapporre completamente il lascito del dirigente sardo a quello del partito che contribuì a fondare nel '21 e a ri-fondare nel '24-26 e poi ancora nei Quaderni. Vi sono in Gramsci però alcuni motivi fondamentali per comprendere quello che è stato il Pci, la sua specificità. Gramsci aveva inteso (sulla scorta dello stesso Lenin) che non si poteva più "fare come in Russia", che quel tipo di rivoluzione era stata l'ultima delle rivoluzioni ottocentesche. L'affermarsi della società di massa e il diffondersi degli apparati del consenso mutavano il concetto stesso di rivoluzione. Si trattava non di edificare barricate, ma di costruire contro-egemonia, di divenire dirigenti prima che dominanti, di "tradurre" nella propria lingua nazionale la tensione internazionalista.
 
[leggi tutto]

Democrazia vs mercato. Quello che serve è rifondare l'Europa
lunedì 27 settembre 2010
 
di Stefano Galieni

«Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì? Ci sono i nomi dei re, dentro i libri. Sono stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?» La metafora contenuta nella splendida poesia di Brecht è stata usata da Oskar Lafontaine come paradigma di quella che forse è la questione delle questioni, quella della proprietà sociale, del controllo dei mezzi di produzione e di cosa si produce, della gestione dei profitti che ne derivano. Il legame con i versi del grande drammaturgo tedesco è nel non essere stati capaci di valorizzare il lavoro come elemento centrale e chi lavora come il reale artefice della produzione. Un punto alto di discussione su cui hanno provato a confrontarsi le esperienze di uno dei fondatori della Linke e del segretario del Prc Paolo Ferrero durante l'incontro che si è tenuto alla festa nazionale della Fds. Di fatto, hanno convenuto i due, è inutile ragionare di come superare la crisi se non si affronta questo tema. Ferrero si è quasi schernito dicendo che moderatamente si sarebbe accontentato di veder introdotta in Italia una solida imposta patrimoniale e ripristinata la tassa di successione, Lafontaine ha replicato che, quando è stato ministro delle Finanze nel governo socialdemocratico, ci aveva creduto.
Oggi si rende conto che senza un radicale cambiamento che ponga il problema del potere e della proprietà non si ottengono neanche simili risultati. Di fatto il dialogo fra i due leader ha definito in maniera sostanziale il fallimento dell'epopea socialdemocratica, fatta di ricette sbagliate che hanno portato anche settori della sinistra e dei sindacati a fare propria l'ideologia liberista, pur se temperata. La socialdemocrazia, così come il socialismo reale hanno fallito perché non hanno posto in discussione l'idea di proprietà sociale, di quanto il padrone non possa fare a meno del lavoratore ma il lavoratore possa poter aspirare a vivere senza il padrone.

Llberazione

Occorre adottare fonti energetiche rinnovabili. Il nucleare non è economico né ecologico, né sicuro: ecco perché lo vogliono!

 

[leggi tutto]

di Massimo De Santi *

Le centrali nucleari mi richiamano alla mente un tipico proverbio toscano "piatto ricco mi ci ficco". Ed è proprio così, il ritorno al nucleare in Italia è un gigantesco affare che preparerà una grande abbuffata alla cui tavola siederanno tanti commensali avidi di denaro e di potere.
Converranno a quella tavola: l'industria meccanica nazionale in crisi che pensa di rigenerare le vecchie competenze nucleari o di riconvertirsi ad esso; le lobby transnazionali dell'energia in cerca di una nuova verginità, visto che l'era dei combustibili fossili sta per finire; i vari tecnici ed esperti nucleari dispersi e silenti per molti anni e oggi in cerca di occupazione ben retribuita; un esercito di consulenti di lusso per ingrassare le loro tasche e infine pseudo intellettuali superpagati per convincerci che il nucleare è cosa buona e giusta. Mi riferisco in primis a Umberto Veronesi ormai nominato Presidente dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Nucleare, il quale utilizza il suo titolo di oncologo di fama internazionale per fare l'imbonitore e il piazzista di centrali nucleari a giro per l'Italia.

 

 

Silenzio
 

Silenzio. State in silenzio. Stiamo in silenzio. Non ci sono teoremi, né teorie, né indagini da svolgere. Sopraffatti. Ammutoliti. E' meglio per tutti, stiamo zitti, ognuno stia solo con se stesso e le sue lacrime davanti al giglio nero della morte; Monicelli non si merita questo clamore volgare e a tesi (addirittura contrapposte e propagandistiche, afferrate al volo...), non si merita l'accanimento di iene dattilografiche e politichesi, che pontificano, scandagliano, approfondiscono, concionano, giudicano. Silenzio. Il dolore di ogni uomo è sacro. Il mistero di ogni uomo è sacro. Ci sono cose imperscrutabili. Lui rifuggiva dagli orpelli, dalle declamazioni, dalle grida istituzionali.
Nella stanza bianca e celeste dove viveva - «vedi, come uno studente» - una volta lo incontrai per un'intervista poi pubblicata su Liberazione, «non aspettarti chissàche, io sono un comunista semplice», rise. Su di sé e del suo privato non disse quasi nulla, «mi piace il couscous, lo vado a prendere qui sotto».
Occhi azzurri, da studente. Non accennò mai alla sua età, e non gli piaceva che altri lo facessero. Non voleva che nessuno penetrasse al di là del suo velo. Vincenzo Apicella, che lo conosceva, mi ha inviato il disegno che ieri ha fatto per lui. Sette parole su fondo nero: «Esterno Notte. Pioggia. Addio, compagno Mario Monicelli». Lasciatelo stare. Per favore.
mrc


03/12/2010

Arancia Metalmeccanica Arancia Metalmeccanica

CIRCOLO PRC SE "O. MUZZANA"

Via Nikolajevka 5

20152 milano

circolomuzzana@gmail.com

luigi.crepaldi@tin.it

 

Paolo FERRERO: IL 13 IN PIAZZA CON LE DONNE PER LA LIBERTA' DI TUTTE/I - 11.02.11

[leggi tutto]